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Attenzione, è stato votato in V Commissione Bilancio l’emendamento n. Art. 1, comma 484-duodevicies – Proroga occupazione del suolo pubblico nel settore della ristorazione), in finanziaria invece nel testo definitivo troviamo l'art. 1 comma 815 che dispone: 815. All’articolo 40, comma 1, del decre­to-legge 23 settembre 2022, n. 144, conver­tito, con modificazioni, dalla legge 17 no­vembre 2022, n. 175, le parole: «31 dicem­bre 2022» sono sostituite dalle seguenti: «30 giugno 2023». Si tratta di norme ben diverse e che attengono a fattispecie completamente distinte. Pertanto quella che sembrava una buona notizia sui plateatici fino al 30/06/2023 si sta rivelando un problema. Ovvero, entro il 9 gennaio i pubblici esercizi dovranno smantellare le strutture dehors plateatico. Detto questo si ritorna al periodo precedente l'emergenza, quindi le modalità che si troveranno sul sito del Comune di Verona dal 9 gennaio: si dovrà effettuare nuovamente la domanda semplificata (modulo + piantina da google maps e spedita via pec), sarà poi il Comune, caso per caso, a valutare se concedere o meno l’autorizzazione che sarà fino al 30 giugno 2023. Ci stiamo già muovendo a livello romano per questa problematica, ma sarà difficile nel breve avere riscontro e pertanto si comprendono pure le problematiche di smontaggio e possibile rimontaggio attrezzature. Per questo si è chiesto di prorogare fino al 9 gennaio. Vi terremo aggiornati sulla questione, di certo non ci si aspettava un problema di questo tipo, visto che tutta la documentazione (emendamenti) andavano nella direzione giusta.

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L’Istituto Tecnico Commerciale Statale "Lorgna Pindemonte" di Verona ha consegnato al direttore generale di Confesercenti Verona Alessandro Torluccio, in occasione della serata di socializzazione natalizia, una menzione di merito.
La consegna è stata effettuata ai piedi dell’anfiteatro Arena sotto la stella divenuta ormai simbolo indiscusso del Natale a Verona, questa sontuosa archi-scultura in acciaio verniciato è stata realizzata nel 1984, alta 70 metri (con un peso di 78 tonnellate), che ogni anno viene allestita nella centralissima Piazza Bra nel periodo natalizio.
La menzione di merito cita: “Per aver dimostrato come, puntando sulla formazione intesa come trampolino di crescita umana e professionale, si possano raggiungere grandi obiettivi. Mettendo a frutto talento ed energia si è distinto per la dimensione sociale che riesce a imprimere al suo quotidiano impegno”.
Torluccio, ex allievo dell’ITCS Lorgna Pindemonte, dove ha conseguito il diploma di ragioniere perito commerciale e programmatore, per poi laurearsi in Scienze e Tecniche della Comunicazione Grafica Multimediale con indirizzo comunicazione istituzionale e d’impresa presso lo IUSVE Istituto Universitario Salesiano Venezia. Successivamente ha proseguito gli studi con dei master in leadership management ed Etica d’Impresa.
«Ringrazio il dott. Giovanni Borghini e l’ITCS Lorgna Pindemonte per questa menzione di merito, ho sempre pensato che la formazione continua sia il futuro - racconta il direttore - il mondo sta cambiando ad una velocità pazzesca, chiunque voglia arrivare a raggiungere degli obiettivi, non deve mai dimenticare che prima di tutto deve formarsi. Lo dovrà fare anche in futuro, sempre più la formazione è entrata a far parte delle aziende, dedicando del tempo esclusivamente alla crescita professionale e personale».
Conclude Torluccio «investire sui giovani per le sfide del futuro. Iniziamo un nuovo percorso per essere sempre più vicini alle imprese con uno sguardo al futuro, al rilancio e al nuovo modo di fare impresa e associazione, ecco perché i giovani sono fondamentali anche per l’utilizzo delle nuove tecnologie. Abbiamo infatti investito su risorse giovani, ma preparate e altamente qualificate, per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide della nuova economia».

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Dopo due anni di restrizioni per la pandemia, in Veneto le famiglie tornano a riunirsi sotto le feste, e se per Natale si predilige festeggiare in casa, per il Cenone di San Silvestro ristoranti e trattorie si avviano a registrare il tutto esaurito. Secondo Confesercenti Veneto, gli aumenti di energetici e del prezzo delle materie prime nel corso dell'anno, hanno portato i prezzi del cenone di Capodanno ad aumentare leggermente ma con rincari contenuti che non superano il 10% rispetto all'anno scorso.
Dall'indagine di Confesercenti Veneto è emerso che il 15% ha già registrato un tutto esaurito per la notte dell’ultimo dell’anno, il 25% ha riempito all’80%, mentre il 30% è al 70% di riempimento. Il numero di prenotazioni più elevate si registra in quei locali che hanno voluto sviluppare azioni di promozione online e offline pensate appositamente per il Capodanno, non limitandosi a comunicare il menù di San Silvestro come la stragrande maggioranza dei competitor, ma facendo leva su liste di clienti e banche dati a disposizione degli stessi operatori, con particolare riferimento a chi in passato aveva già mostrato interesse per questa tipologia di serata.
Emiliano Biraku, coordinatore Pubblici Esercizi per Confesercenti Veneto: "Dopo il biennio pandemico affiora potente la voglia di festeggiare di nuovo insieme. È il sintomo di una ritrovata convivialità che si riflette positivamente sulle prenotazioni. Un plauso va ai ristoratori per la loro resilienza: nonostante i rincari, sono riusciti a mantenere i prezzi dei menù sostanzialmente invariati, senza pesare sulle tasche dei clienti. Certamente, ogni ristoratore cerca di affrontare a proprio modo l'aumentare dei costi: chi proponendo un menù più ridotto, chi puntando su promozioni pensate appositamente per il Capodanno, chi scegliendo anche di chiudere il 31 ed aprire a pranzo del primo dell'anno. In ogni caso, il quasi tutto esaurito che già si registra è linfa autentica per il tessuto economico locale".
Verona, prima in Veneto per rincari, ma i prezzi del menù tengono. Nonostante a Verona l'inflazione abbia superato il 12% secondo l'indagine di Confesercenti non solo gli aumenti si fermano tra il 5-10%, ma c'è chi propone menù ad un prezzo inferiore rispetto al 2021. Come Renato Lonardoni del ristorante L'Orologio, a due passi da Piazza Bra. "Per la sera di Capodanno c'è anche la proposta di un menù ridotto alla carta a 45 euro, che l'anno scorso non proponevo. Mentre per il pranzo del primo gennaio, che è il giorno più importante di tutto il mese, il menù è libero così dò il giro a dei piatti che poi posso proporre anche nei giorni successivi".
Anche Simone Vesentini, titolare dei ristoranti La Piazzetta e Osteria Caffè Monte Baldo, afferma di avere quasi tutto prenotato per San Silvestro, confermando che sia nei suoi ristoranti che in zona, i prezzi per il cenone variano dai 75 euro ai 120 circa, in linea con quelli proposti lo scorso anno.
Tuttavia, anche per i ristoratori che lavorano tutto l’anno, le festività diventano un momento per staccare la spina e dedicarsi alla propria famiglia. «Abbiamo scelto di rimanere chiusi il 31 e 1 gennaio», dicono sia alla Trattoria all’Oca Bianca che alla Trattoria alla Colomba, a Treviso, anche perché negli ultimi anni si sono trovati ad organizzare la serata di fine anno e ricevere poi, all’ultimo, una serie di disdette. Mentre Le Beccherie e Osteria Contemporanea per fine anno hanno optato per un menù “alla carta” con lievi variazioni di prezzi, sotto il 10%, magari un po' ridotto ma con piatti ricercati.
Gli aumenti di luce e gas sono stati esageratamente impattanti. Le bollette sono quadruplicate, i prezzi delle materie prime raddoppiate. "E'ovvio - sostiene il direttore di Confesercenti Treviso, Gianni Taffarello -che, i ristoratori abbiano dovuto applicare degli aumenti, ma i rincari, mediamente intorno al 10% sono ovunque contenuti. Gli operatori hanno fatto una valutazione legata alla crisi generale e al fatto, che nonostante tutto, gli stipendi e le pensioni, purtroppo, sono sempre gli stessi. La voglia di tornare a vivere si nota ed è evidente. Saranno festività vissute e siamo felici di poter cancellare, con un brindisi, il periodo buio che abbiamo trascorso lo scorso anno".

2022 Carta dei diritti degli anziani

Ritenendo di fare cosa gradita, si trasmette in allegato l'opuscolo denominato "Carta per i diritti delle persone anziane e i doveri della comunità", predisposto dal CUPLA in collaborazione con le federazioni dei pensionati, FIPAC in prima linea. Fipac, Federazione Italiana Pensionati Attività Commerciali, Turistiche e dei Servizi, è la Federazione di rappresentanza degli over 60, promossa da Confesercenti.
Il CUPLA, il Coordinamento Unitario dei Pensionati del Lavoro Autonomo è composto da 8 Associazioni Nazionali dei Pensionati (ANAP Confartigianato, Associazione Pensionati CIA, 50 &PIÙ – Confcommercio, CNA Pensionati, Federpensionati Coldiretti, FIPAC – Confesercenti, FNPA Casartigiani, Anpa Pensionati Confagricoltura). Il CUPLA, che rappresenta oltre 5 milioni di pensionati del mondo del lavoro autonomo, si propone di promuovere nei confronti del mondo politico e delle Istituzioni italiane ed europee gli interessi e le istanze dei pensionati e degli anziani attivando gli strumenti idonei e adottando ogni iniziativa affinché venga riconosciuto il loro ruolo attivo nella società, venga data risposta alle loro aspettative e ai loro bisogni sociali e sanitari, vengano tutelati i loro redditi e il potere di acquisto delle loro pensioni. Il CUPLA è presente a livello nazionale e a livello decentrato.

2022 12 Facciamo il punto di Paolo Pagliaro

Facciamo il punto sul comparto imprese a cura di Paolo Pagliaro.

Le piccole medie imprese del Commercio del turismo e dei servizi sono un milione e 800 mila, danno lavoro a circa 7 milioni di persone e sono dunque una parte decisiva del tessuto economico italiano che intreccia il proprio destino con il loro. Per queste imprese spesso familiari, adesso il sentiero si è fatto improvvisamente impervio, pessima notizia, considerando che sono responsabili del 28% dell'occupazione Nazionale. Pesano due anni di pandemia con effetti dirompenti sui consumi, pesano la crisi energetica e il balzo dell'inflazione, pesa la nuova concorrenza delle piattaforme digitali. I conti li hanno fatti tre istituti di ricerca, Cer, Ipsos e Centro Studi turistici di Firenze: nel primo anno segnato dal covipd la spesa per consumi è diminuita di 107 miliardi, mentre quest'anno l'inflazione ha ridotto drasticamente il reddito disponibile delle famiglie e di nuovo si misurano gli effetti sui consumi che a settembre sono il volume del 2,7%, rispetto all'anno scorso ma il calo per gli alimentari e del 4,5. L'economia ha ancora una dinamica positiva che dovrebbe portare il PIL a crescere quasi del 4% alla fine dell'anno ma sappiamo che le prospettive per il 2023 non sono così rosee. I redditi e i consumi delle famiglie arretreranno sui livelli del 2016. Peserà anche l'aumento dei tassi di interesse che per le imprese del settore si tradurrà in un aggravio del costo dei finanziamenti di almeno 9 miliardi nel corso del prossimo triennio. L'altro tasto dolente è l'inflazione, parola che negli ultimi anni avevamo rimosso, ha un incremento dei prezzi che quest'anno si aggirerà attorno all'8%, seguiranno altri tre anni con il segno più anche se i rialzi saranno di dimensioni più contenute. Complessivamente nel quadriennio l'aumento dei prezzi comporterà un'erosione del potere d'acquisto delle famiglie di 22 miliardi che significa raggiungere le prospettive di spesa per consumi di almeno 17 miliardi. Aumentano dunque le difficoltà per le imprese del settore commercio, ce ne sono 73 Mila in meno rispetto al 2016, solo negli ultimi tre anni hanno chiuso in 30.000. La vita media delle aziende si è notevolmente accorciata meno della metà ormai raggiunge i 5 anni di attività. Un quadro reso ancora più difficile per i negozi dalla competizione con l'online, tra pandemia e nuove abitudini di consumo, l'e-commerce ha preso letteralmente il volo e nei prossimi cinque anni da ridistribuzione delle quote di mercato tra online e canali fisici metterà fuori gioco 60.000 piccoli esercizi con 100 mila posti di lavoro perduti. E' più incoraggiante, ma non ancora sufficiente, la ripartenza del comparto turistico nonostante l'uscita dall'incubo lockdown tra gennaio e agosto di quest'anno le presenze si sono fermate a 292 milioni un aumento del 46% sul 2021, ma pur sempre l'11,5% in meno rispetto al 2019. A mancare sono soprattutto le presenze straniere lontane ancora del 15% rispetto ai livelli pre-pandemia, neanche la domanda italiana e del tutto recuperata con presenza che sono i 7,6% in meno rispetto al 2019. Pesa anche qui il caro energia che per il comparto ristorazione ricettività e servizi di catering vale un esborso aggiuntivo di quasi 3 miliardi e mezzo nel settore del terziario del turismo è diventata acuta la questione del lavoro il numero di contratti collettivi nazionali depositati al CNEL ha raggiunto a fine 2021 quota 992, una cifra esorbitante. Oltre 100 di questi contratti riguardano il comparto di cui ci occupiamo, molti, troppi, sono contratti pirata che coprono abusi e propongono condizioni normative e salariali al ribasso e generano dumping e lavoro povero che poi alimenta il ricorso ai sussidi statali. Quest'anno a turismo e ristorazione sono mancate circa 300 mila figure professionali hanno incontrato grandi difficoltà. Non solo alberghi e ristoranti e negozi ma anche tour operator e azienda di trasporti, parchi di divertimento, centri termali, agenzie di viaggi. Qualcuno ha dovuto chiudere i battenti, ci sono stati oneri che non erano previsti come la riforma degli ammortizzatori sociali che costerà alle piccole imprese oltre 900 milioni l'anno e c'è stato il consueto accanimento burocratico. Provvedimenti varati con le migliori intenzioni come il decreto trasparenza hanno prodotto lettere di assunzione chilometriche complicate in questi giorni tra l'Immacolata e le feste di Natale, si capirà che anno è stato e soprattutto se i conti tornano. C'è un moderato ottimismo, anche se le cifre che riguardano presenze e consumi saranno ancora lontane da quelle precovid. La manovra di bilancio varata al governo tampona le falle causate dal caro energia, ora ci si attende che una spinta possa venire dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Nel terziario la resilienza c'è stata per la ripresa, c'è invece ancora molto da fare.