Tra il 2019 e il 2025 il territorio veronese registra un calo del 25% dei bar in provincia e del 23,5% nel capoluogo. Confesercenti lancia l'allarme: non si tratta solo di una crisi di settore, ma della perdita di un presidio sociale e di sicurezza fondamentale per quartieri e paesi.
La desertificazione commerciale sta colpendo al cuore uno dei simboli più radicati della vita quotidiana e delle relazioni umane nelle nostre comunità: la rete dei bar. Secondo l’analisi realizzata da Confesercenti sui dati delle Camere di Commercio, tra il 2019 e il 2025 la provincia di Verona ha assistito alla scomparsa di un bar ogni quattro esistenti.
Il quadro a Verona e provincia: i numeri della contrazione
Nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025, le imprese del comparto bar nella provincia veronese sono passate da 2.634 a 1.976, con una contrazione netta di 658 attività, pari a una contrazione del 25%.
L’impatto si fa sentire con forza anche nel capoluogo:
-
Nel comune di Verona i bar registrati sono scesi da 864 a 661, segnando la chiusura di 203 esercizi (-23,5%).
-
La riduzione del numero di imprese in provincia si traduce in una ricchezza territoriale perduta stimata in circa 197,4 milioni di euro.
-
Per il solo capoluogo scaligero, la perdita di ricchezza associata alla contrazione è valutata in 60,9 milioni di euro.
Il confronto regionale e nazionale
Il dato di Verona appare ancora più marcato se confrontato con la media regionale e nazionale, evidenziando una vulnerabilità specifica del territorio.
-
In Veneto: il settore dei bar ha perso 2.806 imprese in sei anni (da 13.975 a 11.169), pari a una riduzione del 20,1%.
-
In Italia: le attività di servizio bar sono diminuite di 24.073 unità, passando da 169.839 a 145.766 (-14,2%).
-
L'impatto economico nazionale: a livello Paese, la scomparsa dei bar comporta un impoverimento dei territori stimato in oltre 7,2 miliardi di euro tra consumi persi, impatto occupazionale e minori entrate fiscali.
Le cause del fenomeno: costi in aumento e nuovi stili di vita
L'assottigliamento della rete dei bar è il risultato di una combinazione di fattori economici, gestionali e sociali:
-
Costi di gestione: i forti rincari dei costi energetici, delle materie prime e del lavoro pesano sui bilanci delle piccole attività.
-
Calo del potere d'acquisto: la ridotta capacità di spesa delle famiglie ha contratto le occasioni di consumo.
-
Cambiamenti nei ritmi urbani: le nuove modalità di lavoro come lo smart working e una diversa distribuzione dei consumi nell'arco della giornata hanno modificato i flussi consueti nei centri abitati.
-
Nuova concorrenza: l'espansione della grande distribuzione e la crescita dei servizi di consegna a domicilio hanno ulteriormente sottratto clienti agli esercizi di vicinato.
Il valore sociale ed economico del bar di prossimità
Per Confesercenti, la chiusura di un pubblico esercizio non è mai un mero fatto contabile, ma una perdita per l'intera comunità.
Simone Vesentini, Presidente FIEPET-Confesercenti Verona, evidenzia:
«Il dato veronese deve far riflettere perché il bar rappresenta molto più di un'attività economica. È il luogo dove si prende il caffè ogni mattina, dove ci si incontra, dove si scambiano informazioni e relazioni. È spesso uno dei primi presìdi di un quartiere o di un piccolo paese. Quando un bar chiude, non perdiamo soltanto un'impresa: perdiamo un pezzo della rete sociale e dei servizi quotidiani del territorio. Per questo servono condizioni che consentano a queste attività di continuare a investire, innovare e creare occupazione.»
Alessandro Torluccio, Direttore regionale di Confesercenti Veneto e Direttore di Confesercenti Verona, aggiunge:
«I numeri del Veneto e soprattutto quelli di Verona ci dicono che non siamo davanti a un fenomeno marginale, ma a una trasformazione profonda della nostra rete commerciale e dei servizi di prossimità. In Veneto abbiamo perso oltre 2.800 bar in sei anni e nella provincia di Verona uno su quattro. Dietro ogni serranda che si abbassa c’è un’impresa, ma anche un servizio che viene meno, posti di lavoro e un luogo di relazione. Veneto e Verona devono avere la consapevolezza che difendere la rete delle attività di prossimità significa investire sulla qualità urbana, sulla sicurezza e sulla vitalità dei nostri territori.»
Le proposte di Confesercenti per la rigenerazione urbana
Di fronte a uno scenario di progressiva desertificazione commerciale, Confesercenti sollecita interventi strutturali di politica economica e urbana.
«Non possiamo limitarci a registrare la chiusura delle attività: dobbiamo creare le condizioni perché nuove imprese possano nascere e quelle esistenti possano continuare a operare. La rigenerazione urbana passa anche dalla presenza di negozi, bar, ristoranti e servizi di prossimità», conclude Torluccio.
Confesercenti riconferma quindi il proprio impegno a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare rivolta a contrastare la desertificazione commerciale e a promuovere la rigenerazione e la rivitalizzazione dei centri urbani, dei quartieri e dei piccoli comuni
