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Sempre più serrande si abbassano. Nei centri urbani, nei quartieri e nei piccoli comuni la progressiva chiusura di negozi e attività di prossimità sta modificando profondamente il volto delle nostre città.

Non si tratta soltanto di un problema economico.

Quando un'attività chiude, infatti, viene meno un servizio per i cittadini, si perde un presidio sul territorio e, spesso, anche un importante punto di riferimento per la comunità.

È partendo da questa situazione che Confesercenti ha promosso una proposta di legge di iniziativa popolare, denominata “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”.

La proposta è stata depositata presso la Corte di Cassazione e prevede la raccolta delle 50.000 firme necessarie per portare l'iniziativa all'attenzione del Parlamento

Perché questa proposta

Il fenomeno della cosiddetta desertificazione commerciale riguarda ormai numerosi territori.

La progressiva riduzione delle attività commerciali e dei servizi di vicinato può avere conseguenze che vanno oltre la semplice perdita di esercizi economici: meno servizi disponibili, meno occasioni di socialità, minore vitalità dei quartieri e una perdita di presidio del territorio.

Per Confesercenti, quindi, il commercio di prossimità deve essere considerato anche nella sua funzione sociale e urbana.

L'obiettivo della proposta è creare strumenti che permettano alle attività esistenti di continuare a operare, favoriscano il rilancio delle imprese e rendano più semplice l'apertura di nuove attività nei territori che maggiormente rischiano di perdere il proprio tessuto commerciale. 

Cosa sono le ZESpro

Il cuore della proposta è rappresentato dalle Zone Economiche Speciali di Prossimità, le ZESpro.

Si tratta di aree urbane o periurbane che Regioni e Province autonome potranno individuare per realizzare programmi mirati alla rivitalizzazione delle attività commerciali e dei servizi di prossimità. 

L'idea è quella di concentrare in queste aree una serie coordinata di strumenti di sostegno, così da intervenire in maniera mirata nei territori caratterizzati da una maggiore rarefazione commerciale.

Non si tratta quindi semplicemente di creare nuove agevolazioni indistintamente per tutte le imprese, ma di individuare aree che hanno bisogno di interventi specifici per mantenere o ricostruire una rete di attività e servizi.

Quali strumenti prevede la proposta

All'interno delle ZESpro la proposta prevede un insieme di possibili misure a sostegno delle attività.

Tra queste:

  • agevolazioni e misure fiscali di vantaggio, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti di Stato;
  • sostegni finanziari per le attività di prossimità;
  • incentivi per nuove aperture;
  • interventi per il mantenimento e il rilancio delle attività esistenti;
  • semplificazioni amministrative per favorire investimenti e sviluppo;
  • misure specifiche per contrastare la rarefazione e la desertificazione commerciale;
  • strumenti per valorizzare il tessuto economico e sociale dei quartieri, dei centri urbani e dei piccoli comuni. 

La proposta prevede inoltre l'istituzione di un Fondo dedicato, destinato a finanziare gli interventi previsti, e di un Osservatorio nazionale per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con funzioni di monitoraggio e verifica dell'efficacia delle misure. 

Non solo negozi: perché riguarda tutti

La questione non riguarda esclusivamente chi possiede o gestisce un'attività commerciale.

Un negozio di quartiere, un bar, un'attività di servizio o un esercizio di vicinato possono rappresentare una presenza quotidiana importante per chi vive in quella zona.

Sono luoghi nei quali si acquistano beni e servizi, ma anche punti di incontro e di relazione.

Per questo la proposta di Confesercenti considera la presenza delle attività di prossimità come una componente importante della qualità della vita e della vitalità dei territori.

L'obiettivo è quindi contrastare un processo che, se non affrontato, rischia di lasciare intere aree urbane con sempre meno servizi e attività. 

Cosa significa firmare

La raccolta firme serve a raggiungere il numero necessario affinché la proposta di legge di iniziativa popolare possa essere presentata al Parlamento.

Servono 50.000 firme.

La sottoscrizione può essere effettuata online attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, utilizzando gli strumenti di identificazione digitale previsti.

Firmare non significa che le misure previste dalla proposta siano già legge.

È importante sottolinearlo: si tratta di una proposta di legge di iniziativa popolare. Le modalità operative, gli eventuali importi delle agevolazioni, i requisiti e gli strumenti definitivi dovranno essere stabiliti attraverso il successivo iter legislativo, qualora la proposta venga esaminata e approvata.

La firma rappresenta quindi un modo per sostenere l'iniziativa e contribuire a portarla all'attenzione del Parlamento.

Come firmare online

La firma può essere effettuata direttamente attraverso la piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia.

FIRMA QUI LA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PROMOSSA DA CONFESERCENTI https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6700009 

La procedura di sottoscrizione digitale prevede l'accesso tramite gli strumenti di identità digitale indicati dalla piattaforma, tra cui SPID, CIE o CNS.

Una scelta per il futuro dei nostri territori

La chiusura di un'attività può sembrare un fatto che riguarda soltanto il titolare di quell'impresa.

Ma quando le serrande che si abbassano diventano tante, il cambiamento riguarda tutti.

Meno negozi significa spesso meno servizi, meno lavoro, meno occasioni di incontro e meno vitalità nei quartieri e nei piccoli centri.

La proposta di legge promossa da Confesercenti parte proprio da questa consapevolezza e chiede di mettere in campo strumenti specifici per sostenere il commercio e i servizi di prossimità.

Perché mantenere vivo il commercio locale significa anche mantenere vivi i nostri territori.

Per sostenere l'iniziativa e firmare:

Obiettivo: 50.000 firme.

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