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L’implementazione dell’obbligo di Green Pass per i dipendenti non è priva di difficoltà, soprattutto nelle piccole imprese del terziario e del turismo. Così Confesercenti.

Il nostro auspicio è che l’estensione del Green Pass ai dipendenti dia alla campagna vaccinale l’accelerazione necessaria a raggiungere gli obiettivi e quindi a superare – in un arco di tempo ragionevole – la necessità stessa della certificazione verde.

Tuttavia, ci sono possibili criticità, a partire dall’organizzazione del lavoro nelle imprese che non possono contare su un’ampia forza di lavoro. La possibilità di sostituzione dei dipendenti senza Green Pass, prevista per le PMI, infatti non va oltre i 20 giorni, un lasso di tempo certamente non sufficiente a formare ed inserire un nuovo lavoratore, ammesso che se ne trovino disposti a lavorare per un periodo così breve.

Il rischio dunque è che, in caso di assenza di un lavoratore per mancanza di certificato, le attività si trovino scoperte e costrette ad interrompere il lavoro. Una possibilità che si potrebbe tradurre in ulteriori oneri a carico delle imprese che – laddove il dipendente rivesta ruolo strategico per l’azienda (si pensi ad esempio ad un cuoco) – si vedrebbero costrette per assurdo a sostenere i costi del tampone pur di non bloccare il servizio.

È necessario quindi un intervento urgente in sede di conversione che faciliti l’accesso alle sostituzioni, equipari i costi del contratto di sostituzione a quelli del lavoro stagionale ed allunghi i 20 giorni previsti dalla norma, quantomeno per sollevare in parte le imprese dalle difficoltà evidenziate.

In allegato il vademecum realizzato dall’Ufficio Politiche per il Lavoro di Confesercenti a disposizione delle imprese sul decreto Green Pass. Nel documento tutto quello che è necessario sapere sul DL 127/2021 e le norme in vigore dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021.